E’ necessario ascoltarci quando cantiamo?

L’ascolto implica l’atto dell’ascoltare, del mettersi in ascolto. Atto fondamentale avente una doppia valenza.
Si tratta, infatti, di percezione uditiva riferita all’ascolto di un suono e delle sue caratteristiche e la percezione sensoriale.
Entrambi gli atti implicano che l’essere umano si porga all’ascolto. In parole semplici quando ascoltiamo tendiamo l’orecchio, prestando attenzione e cambiando anche l’atteggiamento corporeo e mentale.
La percezione sensoriale indica perciò la comprensione a livello corporeo e spaziale del suono, ossia immagine mentale ideata che generiamo nello spazio circostante; mentre quella uditiva si riferisce all’apprendimento di quel suono in quanto nota.
Apro una piccola parentesi sul precisare la differenza fra ascoltare e sentire.
Il sentire a differenza dell’ascoltare, fa entrare passivamente un suono, senza possibilità di partecipazione. Pertanto ciò chiarisce come l’ascolto viene associato alla volontà di ascoltare.
Chiarisce, inoltre, l’importanza dell’esercizio nel canto di ascoltare e riascoltarsi in modo da intonare, creare ed elaborare il suono.

Avere un cantante come punto di riferimento può essere utile?

“I mediocri imitano, i geni copiano”

Picasso

Ascoltare un cantante per imitarlo conduce verso l’omologazione, privandosi della propria personalità. Un termine che mi piace usare è spersonalizzazione.
Ascoltarlo, invece, per prendere, apprendere, cogliere dal suono di quel cantante per arrivare a comprendere il nostro suono e noi stessi, questo si che è un bel lavoro.
Un lavoro astuto e arguto.
Pone il nostro udito e la nostra mente in un grado di costante attenzione spinti dalla forte volontà di cogliere un suono. In questo caso specifico di cogliere la forma di quel suono.
Tant’è vero che a questo processo associamo l’immagine mentale che noi diamo al suono mentre lo ascoltiamo per poterlo poi ripetere, trasferendolo su noi stessi.
Lavoro di grande concentrazione, di attenzione ed infine di memoria.
Pertanto è la nostra mente che si propone di lavorare in questa maniera dando istruzioni all’orecchio, ma partendo dalla volontà.

Concludo dicendo che il nostro orecchio assorbe tutto ciò che ci viene suggerito dall’ambiente circostante in maniera inconsapevole. Sta a noi poi attraverso la consapevolezza e la maturità vocale, portare avanti un concetto piuttosto che un altro, prendere una cosa piuttosto che un’altra.

E tu ascolti la tua voce?

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